INTERVISTE

 

APPENDICE N. 1

 

I "volti" di legno: intervista con uno scultore

 

Data: 11 febbraio 1985 - Luogo: Candide Testimone: F. D.L.

 

D). Quando ha cominciato a fare maschere?

R. Beh!, ho cominciato da giovane. E' un po' abbinato al nostro mestiere, bisogna saperci un po' fare con il legno .... Si comincia da giovani; io ho visto i miei: mio nonno, mio padre . E' una cosa che si trasmette .

 

D. Quando fa le maschere?

R) D'inverno, quando il lavoro è più lento e allora ci si dedica alle maschere. Per esempio quest'anno si è deciso di fare questa Mascherata e allora insieme all'altro che era con me abbiamo deciso di fare questi "volti" - qui li chiamiamo così - un po' caratteristici; abbiamo creato queste due immagini nuove tanto per arricchire un po' la Mascherata.

 

D. Allora era lei che indossava la maschera nel Corteo?

R. Si, si ero io con il mio amico che era vestito da donna. In questi giorni le altre maschere sono tutte fuori, vengono a chiederle per fare le Mascherate. Prima di Carnevale magari dicono: ''perché non me ne fai una?" Ma comunque uno le fa e poi le tiene lì insomma ....

 

D. Quanto tempo impiega per fare una maschera?

R. Beh!, si lavora anche saltuariamente un po' per sera, però anche continuando, in media, due giornate, continuando proprio. Il legno è importantissimo, quello è la prima cosa che il legno sia buono, di buona venatura e dolce anche a lavorare, perché alcuni legni sono molto resistenti ma duri a lavorare e allora si impiega più tempo. Molto dolce e l'ontano, beh! anche il tiglio è un buon legno. Le faccio anche con il "cirmolo" (pino cembro). Il legno deve essere molto secco stagionato. Si vede in giro anche certe maschere che hanno degli spacchi, perché il legno era troppo fresco. Ci sono anche quelli che lavorano il legno appena tagliato, non so, si va nel bosco allora è freschissimo e allora si taglia e si fa subito, però allora si stagiona piano piano e cala tutto assieme. Se no si rompe, per forza, si spacca. Beh!, il legno deve essere molto liscio, deve essere molto lavorato prima, si liscia con le spazzole. Si deve sempre avere in testa l'idea chiara come deve essere, poi si da un po' l'espressione insomma prima dall'esterno si lavora tutta e poi si volta il legno, si comincia l'interno ....così...e questa è fatta per portarla direttamente.... e l'ultima vede 30 gennaio 1985, e beh! qui è stata messa la gommapiuma per poterla portare tutto il giorno, se no è troppo aderente, non si respira bene, si suda troppo. Poi si torna a girare dall'altra parte. Altre zone le pitturano .... Prima si lavora il legno e poi ci sono i pittori .... ma non sono belle, qui non usano, qui è tutto legno trattato.

 

D. Questa è una maschera da vecchia?

R. Si, si autentica da "vecchia".

 

D. E per essere da "vecchia" quali caratteristiche deve avere?

R. Eh! l'espressione. Anche quando si gira nei paesi si vede qualche volto caratteristico, così allora rimane impressa 'sta faccia, questa immagine. Bisogna tenerla in mente e poi si torna a riprodurre sul legno eh! qualche volta capita che assomigli a qualcuno del paese ma è meglio immaginare. C'era una volta a Candide una maschera che era fantastica, ma chissà chi l'aveva fatta. Aveva un occhio messo in una data posizione che era qualcosa di spettacolare. Adesso è andata, dicono che è rotta, la famiglia non l'ha più insomma. La prestava fuori ogni anno e a forza di prestarla si è rotta. Però tutti quelli che hanno questi "volti" hanno sempre quella immagine in testa, perché quella aveva una espressione negli occhi ...perché l'occhio e quello che dice tutto alla maschera, se si sbaglia quello, la maschera non è bella.

 

D. Quindi è importante l'occhio per caratterizzare la maschera?

R. Eh! si l'occhio e poi la bocca. Non so .... più sorridente, con i denti. Questa qui nell'idea doveva essere più sorridente però siccome è stata creata per portare una pipa in bocca, si è dovuto farla più chiusa. Anche la pipa ho fatto io. Ecco è un ramo di abete bianco, è abete bianco perché quello rosso non fa questi difetti qui, sarebbe un tumore del legno, una crescita in più su un ramo, a volte viene fuori molto caratteristico. A me è capitato che sono andato nel bosco a fare legna per l'inverno e ho visto 'sto ramo e ho detto ...beh! qui viene fuori qualcosa... l'ho tagliato e l'ho messo da parte. Al momento non si pensa, poi qualche tempo dopo a casa son tornato a guardare il ramo e ho pensato che poteva venire fuori una pipa. Ho tagliato qualche rametto intorno e ho cominciato a lavorare un po' con le sgorbie. Poi c'era da tagliare questo (rigonfiamento), a volte è pieno di resina e allora ho detto: "beh!, ...adesso taglio, se è legno dentro allora può venire una pipa reale, se no viene una pipa finta, va sempre bene". Difatti ho tagliato con la sega così, ed era legno proprio, che razza di venatura! sembra radica di noce, e poi ho fatto il foro laggiù; il foro è difficile per incontrare l'altro ...capisce... allora bisogna studiare, guardare bene col trapanino finché non s'incontra l'altro.

 

D. Dunque è una pipa vera, funzionante?

R. Si, sì è proprio funzionante, collaudata da un fumatore. Poi, eh! si è aggiunto un po' di cordoncino rosso così per fare un po' più "da vecchia".

 

D. Come si portano le maschere?

R. Una volta si metteva un fazzoletto sulla testa per nascondere e per non tenere la maschera attaccata sul viso. Adesso dentro la maschera mettiamo un bordino di gommapiuma e il fazzoletto non si usa più tanto. E poi gli elastici tengono ben aderente

 

D. Il sistema per tenerle è sempre stato questo con gli elastici?

R. Si ...eh... o gli elastici o le cordicelle. Così aderisce completamente e si può anche girare la testa. Però una cosa bisogna sempre avere presente, le misure .... le misure degli occhi, del naso e della bocca. Si può variare tutta la forma esterna, non so il naso più grande, più piccolo, però gli occhi non si può variare, non so la distanza degli occhi, di quella si sa pressappoco le distanze medie, 64-65 millimetri; allora spesso si fa il disegno sulla carta.

 

D. Lei, quindi, prima calcola le distanze e le proporzioni e poi fa il disegno sulla carta?

R. Eh! un po' si, qualche volta. Dopo varia un po' da maschera a maschera. Quando si fa si puntano subito gli occhi; difatti sul legno grezzo appena sbozzato si fanno subito i fori per gli occhi, distanti precisi perché l'occhio deve poter guardare fuori. Il naso esterno può variare come si vuole però l'interno deve cadere giusto se no non si può portare. Se si vogliono fare bene, le maschere devono avere una misura interna se no non si resiste a portarle tutto il giorno. Se si vogliono fare per portarle, bisogna farle giuste, se no si devono appenderle al muro.

 

D. Quanto pesano le maschere?

R. Eh! questa che è di cirmolo peserà un etto e mezzo, due etti al massimo. Ha tutte le basette intorno poi ci sono altre più piccole, solo la faccia. Se fosse d'ontano sarebbe più leggera.

 

D. E' vero che le maschere una volta avevano un bottone in bocca?

R. Si, si. Per tenerle fisse perché non si muovessero, mettevano una cordicella tra i due bottoni, un bottone lo mettevano in bocca e l'altro fuori poggiato sulle labbra. Serviva per cambiare la pronuncia quando parlavano, allora con il bottone in bocca, logicamente la parola viene più mozza, non viene più normale. Ma adesso non lo si usa neanche più.

 

D. Ma la voce cambia anche solo con la maschera?

R. Eh! cambia, si; un po' più rauca perché il legno trasmette differentemente il suono, la voce cambia si, ha un altro tono e poi quando si ha su la maschera e si deve dire qualcosa allora si cambia apposta la voce.

 

D. Quali sono gli strumenti che usa per le Maschere?

R. Gli arnesi sono un po' i soliti: sgorbie, scalpelli, abbiamo qui le serie vecchie del nonno. Queste qui sono ancora le cassette dei nonni, tutto completo. Tutte le serie, non so tanto per spiegare, questi sono gli scalpelli a punta, da incasso. Poi ci sono questi altri più piccoli, questi si lavora a destra e a sinistra contemporaneamente, questo lavora da questa parte e questo dall'altra. E poi ci sono le sgorbie piccole piccole per fare gli ultimi ritocchi. Si devono avere un po' anche gli arnesi, perché ci sono anche quelli che vanno con arnesi più rudimentali ma per fare bene, insomma, è necessario anche gli arnesi adatti. Eh! ce ne vorrebbero anche di più, insomma come quelli che hanno gli scultori ma bisogna anche adattarsi a ciò che si ha.


APPENDICE N. 2

 

Intervista: "La vestizione del Matazìn"

 

Data: 9 febbraio 1985 Luogo: Casamazzagno Testimone: R.Z.

 

D. Da quanto tempo è che veste il Matazìn?

R. E' già da diversi anni. Prima lo faceva mia madre; la nonna non so, ma ricordo la mamma quando era ancora giovane faceva questo lavoro.

 

D. Il vestito è conservato o è fatto ogni anno?

R. Si, si ogni anno si fa nuovamente. Io la sera disfo, restituisco la maglia al proprietario, anche le scarpe do via, e poi metto via, sistemo; se è sporco si lava e metto da parte i nastri ed i fazzoletti

 

D. I nastri ed i fazzoletti sono suoi o sono stati prestati per il Matazìn?

R. No, abbiamo comprato anche noi tante cose, i fazzoletti, i nastri; anche un po' di collane, di spille .... sono tutta bigiotteria. Ormai non si presta più niente d'oro. Abbiamo preferito comprare. Praticamente il Matazìn viene qui da noi con le scarpe, la maglia e 'ste campanelle dietro. Il resto facciamo tutto noi. La sera quando è finita la Mascherata il Matazìn torna qui, si sveste ed io riprendo le mie cose.

 

D. I campanelli di che tipo sono?

R. Sono quelli dei cavalli, vengono tutti ricoperti e messi sulle spalle. Poi sono coperti anche dai fazzoletti. Si sentono suonare ma non si vedono, sono sotto il vestito.

 

D. Anche il cappello viene rifatto ogni anno?

R. Eh! .... il cappello dipende da chi è il Matazìn e, poi, anche tenerlo due anni è brutto, tenere sempre quello non è bello. Noi l'anno scorso si aveva, però a quello che abbiamo vestito quest'anno non andava bene il cappello, era troppo grande e, allora, se è troppo grande non può metterlo sulla testa perché deve tenerlo tutto il giorno. E poi lui balla e allora se è troppo grande non va bene; quindi quasi sempre si rifà ogni anno.

 

D. Ho notato che tutti i Matazìns hanno il pizzetto ed i baffi, come mai?

R. Si adesso quelli che non l'hanno bisogna fare un pochino perché è proprio della Maschera, invece sono quelli come quello che ho vestito domenica che aveva la barba e allora non occorre. Altrimenti bisogna fare un pochino perché sta meglio un po' pitturato, non tanto, un po'. Non come a Dosoledo che sulle guance fanno l'asso di cuori, di picche, quelle sono cose più così.

 

D. Una volta portavano le maschere?

R. Si, si portavano le maschere ma facevano tanta fatica. Era una maschera di legno, "da bella", un bellissimo faccino. Ma dopo hanno smesso perché facevano fatica, specialmente a venire su dalla salita; se hai la maschera stenti a respirare, il cuore salta fuori.

 

D. Non sa fino a quando hanno portato la maschera?

R. Eh!, allora ho visto io mio zio che ero bambina, sarà 40 anni, forse anche di più.

 

D. Cosa succede la mattina della vestizione?

R. Allora, il Matazìn viene qui molto presto, perché tante cose sono da sistemare la mattina stessa, tanti fazzoletti si finisce di sistemarli la mattina. Poi quando ha finito di vestirsi arriva la Musica ed il Pagliaccio e vanno a prendere l'altro Matazìn che è vestito in un'altra casa. Il Matazìn da qui è partito alle 7, poi è andato su e ha preso l'altro. Poi sono venuti di nuovo qui e hanno preso le Matazine. Poi dopo sono andati in piazza, fatto i tre balli e sono partiti per Padola

 

D. Il Matazìn non va a prendere le Maschere a casa?

R. Una volta usava che dovevano andarle a prendere ma, adesso, la gioventù la vuole più spiccia. Una volta i Matazìns andavano per ogni casa a prendere le Maschere "da bella" non i vecchi però, le "coppie da bella", le Maschere vestite con i costumi. Andavano nelle case, facevano un ballo e poi continuavano il giro.

 

D. Le donne potevano andare nel Corteo mascherato?

R. No, no, le donne non potevano andare; adesso vanno anche le donne in maschera come gli uomini, però una volta non lasciavano andare. Però la mamma mi ha detto che erano andate due ragazze in maschera, sono andati dietro due ragazzi e hanno detto: "quelle due sono donne" ed allora le hanno buttate nella fontana perché non potevano andare.

 

APPENDICE n. 3

 

Intervista: "La tradizione carnevalesca a Comelico Superiore"

 

Data: 7 febbraio 1985 Luogo: Casamazzagno Testimone: A.B.

 

D. Cosa ricorda del Carnevale che si svolgeva quando lei era giovane?

R. Le case qui erano poche e la gente tanta, erano di legno e ci voleva qualcosa per dare un po' di vita e da quello che io penso, hanno cercato di organizzare queste Mascherate, di fare un po' di festa col mascherarsi. C'era anche tanta fantasia, comunicazioni non ce ne erano e quel po' di cultura che si aveva era dovuta alla Chiesa, perciò vestiti da diavoletto, da demoni. E' una base che loro prendevano dalla Chiesa, per quello che io posso immaginare.

 

D. Quindi c'erano persone vestite da diavolo?

R. Sì e lo facevano tanti perché spauracchiavano noi bambini che si cercava di andargli dietro. E poi la gioventù, per avere qualche motivo per entrare nelle case degli altri, perché facevano la corte a qualche signorina e così andavano in tanti e si mascheravano. E là dopo, è logico, levavano la maschera quando avevano intenzione di farsi vedere da questa ragazza. E poi i genitori a quei tempi stavano tanto attenti a vedere che i ragazzi fossero dei bravi giovani, che lavorassero, erano i genitori stessi che cercavano di spingere la ragazza e dicevano: "questo è un ragazzo che può fare per te, quest'altro no". I ragazzi cercavano loro stessi di fare queste maschere in legno e lì si andava a fantasia, ne face vano "da bella" e "da vecchia".

 

D. Dunque le maschere in legno erano sia "da bella" sia "da vecchia"?

R. Si, si sempre in legno. E poi i ragazzi andavano a fare le serenate e quando vedevano che i genitori delle ragazze non accettavano per bene, allora restavano di fuori. Se invece erano accettati, entravano e si sistemavano nelle "stue". E poi si faceva allegria, si ballava. Le musiche erano più o meno tradizionali di qui, strumenti che più o meno cercavano loro stessi di realizzare, di fare, perché adoperavano il pettine con la carta e suonavano; è l'armonica a bocca, no? Gli strumenti erano di vari tipi. E poi questa emigrazione ogni volta che tornava qualcuno c'era qualcosa di nuovo. I ragazzi allora si mettevano d'accordo, organizzavano una bella compagnia e facevano il giro del paese dando armonia a tutti. Io mi ricordo, da ragazzina, che si sentivano andare in giro con gli "zampognoni", i campanoni che mettono al collo delle mucche. Suonavano e allora noi si andava sulla strada e si andava dietro. Questi giovani spesso portavano una culla sulle spalle perché sapevano che lì attendevano un bambino, o portavano con sé un altro arnese, la ruota da filare, cercavano di portare ciò che in qualche modo rendeva la loro intenzione, così come fanno adesso con i carri attrezzati, dipinti. Poi mi ricordo un'altra tradizione ancora: andavano a leggere il "testamento", mettevano insieme ognuno la propria idea, si raccoglievano insieme questi ragazzi, i maschi, e cercavano di dire: "bene a quella lì si potrebbe lasciare questa data dote", per modo di dire, erano parole che dicevano tipo: " ...a te che sei una bella non rimanere così altrimenti rimarrai zitella, fatti avanti"; tutte così, di questo genere.

 

D. Questo "testamento" era sempre a Carnevale?

R. A Carnevale o altrimenti a Metà Quaresima; si vestivano anche a Metà Quaresima e andavano sotto le case di queste ragazze per dar loro la dote. Allora suonavano il campanone a mezzanotte in modo da svegliare la gente e queste ragazze da marito, o anche più giovani, ascoltavano; ognuno sceglieva la propria, e qualcuna prendeva le buone doti e qualcuna altra di peggio, perché veniva un po' di tutto. E adesso, insomma, il mondo è andato avanti e così sono arrivati al punto di manifestazioni sempre più belle, più vive. Quelli di Candide erano diversi anni che non facevano la Mascherata. A Dosoledo la fanno più o meno ogni anno, ma Candide quest'anno ce l'ha messa proprio tutta. Posso concludere sul nostro Carnevale che fa piacere adesso vedere i giovani che cominciano a rientrare nelle tradizioni; è giusto che siano i giovani ad aprire queste porte, perché è lì che si affiatano anche i paesi. E poi anche per gli emigranti, che molti son via, e tornano per le feste natalizie e poi partono di nuovo, avranno poi un giorno la fortuna di rimanere e trovare molte cose che non sono completamente tramontate; se qualcuno qui insiste e dà incoraggiamento... Ho visto a quest'ultima Mascherata che c'erano molti "volti" in legno e ciò vuol dire che in qualche casa ci sono ancora. Perché è stato così: quelli dell'antichità hanno recuperato quello che c'era in giro e la gente non ha dato peso al perché ed al valore di queste cose e allora questi hanno fatto il loro interesse, e sono state vendute tante cose. Ce ne erano anche qui in casa, ma vede come è, si presta con entusiasmo, poi magari questi vanno via e le maschere non tornano più.

 

D. Lei conosce nessuno che fa le maschere?

R. So che c'è a Candide. Ma come anziani non ne conosco più. Uno che lavorava forte è morto pochi anni fa, lavorava forte perché oltre alle maschere faceva zoccoli, pestasale e poi per pistare i semi di lino. Un altro signore anziano è qui giù che fa le cassapanche, però non so se lavora ancora. Altrimenti noi si è conservato qualche cosa del nostro, però come maschere non le ho.

 

D. Adesso il "testamento" non si fa più?

R. Mah! ... il "testamento" ... adesso le ragazze più o meno sono tutte fuori, all'estero, in quel periodo; i ragazzi magari hanno paura dei carabinieri, perché la gente non è tutta che accetta il chiasso notturno, perché è cambiata la mentalità; io, se avessi quaranta anni di meno, non esiterei neanche un po', ecco, farei scuola ai ragazzi, solo per il fatto di vedere qualche cosa di nostro. Io avevo un "testamento" che mio zio aveva fatto nel 1914, sulle ragazze, e poi è andato in guerra e non è più tornato Ma ad ogni modo quando lui aveva vent'anni si faceva. Oggi questi ragazzi non vogliono più andare in casa degli altri, quello che ha isolato tanto è che hanno cambiato l'ambiente: uno sgrida se si entra in casa, quella è troppo bella, l'altra ha la cera, quell'altro non si può e poi non so, non che siano gelosi l'uno dell'altro, però non è più come una volta, che vanno dentro e si fermano, fanno le loro chiacchiere, raccontano le loro storie della giornata; quello che ha interrotto tanto è stata la televisione, perché bisogna guardare il primo canale, il secondo, sapere che ha detto quello; i ragazzi vedono sempre quella. Insomma, ci ha messo tutti in comunicazione, però ha isolato molto il paese. E allora non e più il viver di una volta, perché anche c'è un po' di tutto; fame non c'è; il denaro, anche se poco, c'è e quindi non c'è più la difficoltà nel vestirsi, nel mangiare, allora la gente si arrangia, un buon giorno e guarda e passa, ed è brutta l'indifferenza. Saranno queste cose che hanno diviso la gente, ma è anche l'emigrazione. Anche io ho una figlia che sono vent'anni che è all'estero, è sposata con uno di qui ma vivono all'estero, i figli vanno a scuola lì. Quando viene qui mia figlia ancora si interessa alle nostre cose ma i nipoti no, non tanto, e questo ci ferisce il cuore, perché dopotutto le nostre radici sono queste, abbiamo apprezzato tutto, abbiamo tenuto tutto, quel po', che non vale niente, ma c'è stato tanto distacco... Comunque adesso si vede qualche giovane che torna alle tradizioni, qualcuno che incita e fa piacere questo.